Non tutte le nuove tecnologie sono rispettose dell'uomo e dell'ambiente che a lui serve per vivere. L'Associazione Comitato a Tutela dei Diritti Imola, vuole riempire un vuoto di informazione, valutare le nuove scoperte e l'impatto che avranno sulla qualità della nostra vita, nonché eventuali rischi per la nostra salute ad esse connessi

martedì 13 aprile 2021

Dresda. Una "prodezza" U. S. A. e getta

Credo che il periodo che stiamo vivendo, sia uno dei più dannosi per tutta l’umanità ma non tanto per la pandemia in sé ma per il modo che ci obbligano a vivere.
Gli organi di informazione, sapientemente usati, inculcano la paura di morire… la paura delle sanzioni, la paura del vicino di casa…. il “distanziamento sociale”, roba da lombrichi, questo è entrato “”nella pelle” di tutti e c’è gente che non esce di casa da un anno e che si fa portare la spesa! Per la paura di morire, sceglie di non vivere.
Vi racconto una storia vera… tirate fuori le palle e agite da uomini veri non da fantocci come quelli che vi hanno ridotto come siete adesso!!!

Nel gennaio del 2002 ero in Germania a casa del mio amico Bobo.
La sua casa era piccola, abbarbicata su una collina nel vecchio cuore della Baviera: gente semplice ed ospitale.
Il “forestiero” che veniva accolto da qualcuno di loro, era considerato uno di loro e come tale, tutti volevano conoscerlo.
Fu così che, una sera, Bobo organizzò una sorta di “trebbo”…modernamente si direbbe party e tutti i vicini dal fondo valle e dalla collina di fronte vennero a bere un boccale di birra, a cantare qualche antica canzone ed a conoscere l’amico italiano di Bobo: fu così che la conobbi.
Jasmine aveva 93 anni: l’età aveva divorato il suo corpo come il dolore, per decenni, aveva divorato la sua anima.
Solo gli occhi erano molto vivi…seguivano in ogni mio movimento con uno sguardo talmente intenso che sembrava scavarmi dentro.
Molti anni prima, aveva perduto tutta la sua famiglia ed il marito per la pazzia di Hitler.
Genitori, sorelle e fratelli erano a Dresda: gli Americani bombardarono la città spianandola completamente ma Dresda resisteva.
Le cantine delle case avevano il soffitto “a volta”, senza travi e le pietre, lavorando a compressione protette da metri di macerie, avevano reso ogni scantinato più protetto di un bunker.
Dresda non esisteva più ma sotto le sue macerie, stipata nelle cantine, brulicava una vita che resisteva e “bisognava” fermare.
E arrivarono le bombe al napalm: quella notte, un torrente di fuoco liquido si riversò nelle cantine bruciando vive decine di migliaia di persone e le urla di dolore sovrastarono il rombo dei bombardieri.
I pochi che arrivavano fino al fiume bruciando, si buttavano nell’acqua ma appena riemergevano per respirare, la loro carne ricominciava a bruciare.
Le poche SS che presidiavano la città, compirono il gesto umanitario di sparare sulla loro stessa gente!
Bambini, donne, vecchi, forse il più terribile rogo della storia…poi fu silenzio con l’odore acre della carne carbonizzata che rendeva l’aria irrespirabile…ed il torrente di fuoco filtrò nelle fogne arrivando al fiume che bruciò per sei giorni.
Hitler era già battuto: c’era bisogno di questo?
Per il marito di Jasmine, la cosa fu diversa: giovane architetto emergente, fu “militarizzato” dal regime con l’ordine di progettare fortificazioni in Normandia: non sparò mai un colpo.
Quasi alla fine del conflitto, venne preso dagli Americani ed un amico scampato ha raccontato come andò.
Una mattina venne al campo una Jeep con due americani: -- “Tu, tu e tu: venite con noi perché abbiamo bisogno di personale per pulire le latrine”.
-- “Mi rendo conto che il vincitore ha dei diritti – disse Karl Wagner che conosceva l’inglese – ma, per favore, non offendete la mia dignità fino a questo punto. Non ho mai combattuto contro di voi e sono disposto a lavorare facendo altre cose!”
I due americani si consultarono brevemente:
-- “Non c’è problema – disse quello che doveva essere il comandante – ora facciamo qualche foto per il nostro giornale e intanto pensiamo cosa farti fare: va vicino a quell’albero!”
Karl Wagner non arrivò all’albero: una bomba a mano lo fece volare in aria e ricadde già morto col ventre squarciato.
C’era bisogno anche di questo?
Jasmine fece un cenno ed il mio ospite si avvicinò a lei: si scambiarono sottovoce alcune frasi poi Bobo venne da me:
-- “ Chiede di poterti abbracciare perché dice che sei identico a suo marito…sono 57 anni che non lo vede!”
Ero imbarazzato… e la piccola Jasmine si alzò da sola, venne verso di me, mi abbracciò e per la prima volta dopo tanti anni riuscì a piangere di gioia: dopo pochi giorni, si spense sorridendo.
La Storia ha il grande difetto di essere sempre scritta dal vincitore e la verità che vi si legge molto spesso non è vera.
La Storia però insegna anche come potrebbero essere evitate guerre e catastrofi solo se si facesse tesoro delle esperienze vissute.
Le MIE radici, la MIA città, la MIA Patria, la MIA razza, la MIA bandiera, la MIA idea, il MIO interesse…tutte le guerre hanno avuto origine da qualcosa di mio diverso dall’altro!

C’è un album di Edoardo Bennato:

    

No, mai nessuno riuscirà a convincermi alle “guerre sante” di religione o di razza, alle guerre per il petrolio, per il gasdotto, per “esportare” la democrazia!
Preferisco continuare a pensare di essere cittadino del mondo, che la mia Patria sia qualunque posto dove mi trovo bene, convinto che lo scrollarsi di dosso ogni campanilismo e tagliare ogni radice sia l’unico modo per non essere schiacciato da pericolosi e inutili fardelli.
Grazie Jasmine: forse scrivere la tua storia servirà a migliorare un uomo, un politico oppure a “convertire” uno di quelli illuminati che credono ancora nelle guerre giuste.
Forse… perché se anche solo uno si convincerà, oggi avrai avuto un po di tardiva giustizia.

Gian Franco Bonanni

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